forever ovary

Questa scultura realizzata durante la performance "brides on tour 08"
ha dato origine ad un progetto che intende creare un network di associazioni, donne e persone nel Mediterraneo. un progetto di cooperazione e solidarietà in bilico fra arte e design.
Martina Corgnati
"(...) perché per Silvia Moro inserirsi comodamente in un contesto storico interno al sistema dell’arte non era affatto un’operazione facile, anzi per molti versi del tutto artificiale e pretestuosa. La sua marginalità rispetto a quel sistema infatti è stata per lungo tempo non una questione tecnica o strategica (il mondo dell’arte peraltro, come si è visto, non respinge più nessuno per ragioni di compatibilità tecnica o strategica) ma proprio una scelta di vita e di lavoro: Silvia Moro non frequentava le gallerie; non faceva mostre personali; non si preoccupava del proprio curriculum e delle proprie quotazioni.
La sua appartenenza o il suo interesse per l’arte propriamente detta non era tanto professionale ma dipendeva puramente, se così posso dire, dal bisogno e dal piacere di creatività, di invenzione e di libertà che ha caratterizzato tanta parte della sua esistenza e delle sue decisioni.
Arte, allora, sui generis, arte come dimensione fondamentale, necessaria e non professionale, espressiva e non commerciale; e inoltre politica, autobiografica.
Silvia Moro mette in scena complicate scenografie o, se si preferisce, installazioni a tema che fanno spettacolo in se stesse, servendosi di mezzi poveri e notevoli competenze artigianali;
Viaggia molto (in India, Africa, Europa), dimostra uno spiccato interesse per i lavori tradizionali femminili e tratta ad ogni occasione e pratiche artistiche come strumento di relazione con gruppi molto vari - bambini di strada, residenti di case occupate, centri sociali, recentemente extra-comunitari.
(..) un viaggio in autostop che Silvia Moro concepisce soprattutto come occasione di relazione, di incontro, di interferenza e di contaminazione reciproca piuttosto che come palcoscenico in cui agire in prima persona, da protagonista.
(...) chi va in giro è soprattutto una donna che invita le altre alla ri-scoperta della propria femminilità, addirittura della propria genitalità, di cui forse è alla ricerca lei stessa.
Una donna curiosa, partecipe, pronta ad ogni evenienza, che all’occorrenza cucina, racconta, scambia, si mette in gioco,(...)
La rinuncia sistematica all’autorship a favore dello scambio e della condivisione, il rifiuto di fermarsi sull’opera, l’oggetto risolto, compiuto e concluso a favore di un insistente e persino umile processualità; il rifiuto, in altre parole, della verticalità dell’io a favore dell’orizzontalità del noi, un noi femminile, indefinito, aperto, non barriera ma rete, non dogma ma tentativo, almeno tentativo di osmosi e di condivisione. <<La mobilità>> diceva Kimsooja, <<è lo stato fondamentale dell’essere attuale. Niente è immobile… ogni momento è in vibrazione col suo ritmo>>.
E il viaggio infatti riprende presto, giusto all’altezza della prossima alba.
Martina Corgnati
( estratto dal testo critico al catalogo della mostra "brides on tour" presso Fama gallery di Verona)
spazio backstage
casa morigi
casa morigi
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
place minuit milano
tea rose milano
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
casa morigi milano
cantina della vetra milano
casa morigi milano
dipinti e disegni
devotion 2005 milano
"DEVOTION è l’azione a cui aderiscono artisti che usando linguaggi diversi mettono a nudo le idolatrie dell’umano, quelle insite nella carne e quelle indotte dalla società dello spettacolo.
DEVOTION è la parola chiave di una serie di appuntamenti in cui attraverso l’ironia il gioco e la provocazione, musica video e arte si fondono.
Questa volta ospite di Danae festival, il gruppo indaga il concetto di potere in tutte le sue accezioni. l' equazione campo da golf/favelas, come spunto per affrontare temi nodali e polari come la rarefazione e l'alta densità.
il pretesto per porre attenzione di come piccole mosse in un campo da golf, attivino dinamiche frenetiche ed incontrollabili in una favelas adiacente.. attraverso suoni, immagini e segnali i servi del potere, liberamente ispirati nei costumi al "dormiglione di woody allen" tengono i fili delle esistenze e dei match di golf.
concept: silvia moro
scenografie: mariagiovanna de fino, alice rocchetta, yamina naili,paola ceretta
video: logovideo.
tecnica: beppe sordi
fotografie cucite
"4 minute"/ 2009 40x50 cm
"mother"/ 2009 35x40 cm
"no womano no life"/ 2010 cm 40x50
devotion 2004 milano
"DEVOTION di silvia moro
DEVOTION è l’azione a cui aderiscono artisti che usando linguaggi diversi mettono a nudo le idolatrie dell’umano, quelle insite nella carne e quelle indotte dalla società dello spettacolo.
DEVOTION è la parola chiave di una serie di appuntamenti in cui attraverso l’ironia il gioco e la provocazione, musica video e arte si fondono.
Questa volta ospiti di Danae, il gruppo indaga il paradosso iconografico della femminilità.DEVOTION è l’azione a cui aderiscono artisti che usando linguaggi diversi mettono a nudo le idolatrie dell’umano, quelle insite nella carne e quelle indotte dalla società dello spettacolo.
DEVOTION è la parola chiave di una serie di appuntamenti in cui attraverso l’ironia il gioco e la provocazione, musica video e arte si fondono.
Un dopo teatro inedito in cui il pubblico è chiamato a mettersi in gioco in diversi contesti tra immagini e suoni, idoli e oggetti di culto.
Un party per incatenarsi o liberarsi definitivamente.
concept: silvia moro
in collaborazione con : monia giannobile, teatro anima nera, paola ceretta, claudio raimondo, casa morigi,
devotion 2002 milano
DEVOTION di silvia moro
DEVOTION è l’azione a cui aderiscono artisti che usando linguaggi diversi mettono a nudo le idolatrie dell’umano, quelle insite nella carne e quelle indotte dalla società dello spettacolo.
DEVOTION è la parola chiave di una serie di appuntamenti in cui attraverso l’ironia il gioco e la provocazione, musica video e arte si fondono.
il primo appuntamento propone un percorso di altari , dove gli oggetti di uso quotidiano, e collage d'immagini del contemporaneo , assemblati con ironia e provocazione compongono il mosaico delle fragilità di questa società dedita ai consumi, che pretenede bellezza, versatilità e naturalmente devozione in un caleidoscopio , divertente e destabilizzante,
il pubblico è invitato ad indossare una scatola di protezione, voieristica, non prima d'avere scelto la colonna sonora, personale con la quale 'intende attraversare i luoghi visionari proposti
concept: silvia moro
installazione/performance di monia giannobile
beppe sordi,silvia moro,paola ceretta, eugenia chiara
interpreti: barbara seghezzi, antonio spitaleri
istambul the door 2010
" Il contenitore diviene il contenuto . La cassa, contenitore preposto al viaggio, a proteggere le momorie, le tracce di un percorso che non intende dimenticare il valore della porta, come ingresso o uscita, collegamento, fra due emisferi, punti di vista , identità intersecate, distinte . la grande acqua, madre al centro."
"The Yapı Kredi Cultural Center " Artisti Contemporanei fra Italia e Turchia" . Curata da Martina Corgnati col sostegno del ministero degli Affari Esteri. Artisti in mostra : Hüseyin Bahri Alptekin, Pippa Bacca, Fatma Buçak, Danilo Correale, Daniele Galliano, İrem İncedayı, Ali Kazma, Fatih Mika, Aldo Mondino, Şükran Moral, Silvia Moro, Domingo Notaro, Agnese Purgatorio, Sarence and Abdullah Aykut Sarıbaş.
The Yapı Kredi Cultural Center is hosting a new exhibition titled “Contemporary Artists Between Italy and Turkey” that explores observations about both countries from a set of artists intimately acquainted with both lands.
Curated by historian Martina Corgnati, the exhibition features works by Hüseyin Bahri Alptekin, Pippa Bacca, Fatma Buçak, Danilo Correale, Daniele Galliano, İrem İncedayı, Ali Kazma, Fatih Mika, Aldo Mondino, Şükran Moral, Silvia Moro, Domingo Notaro, Agnese Purgatorio, Sarence and Abdullah Aykut Sarıbaş."
risiko genova 2001
l'installazione realizzata con materiali di riciclo in occasione della mostra realizzata da Progetto Comunicazione e dal comitato Piazza Carlo Giuliani in occasione del G8. Lo spazio espositivo è il Munizioniere di Palazzo Ducale. Dal 2001, quando Genova fu teatro della cancellazione di ogni diritto, ogni anno Progetto Comunicazione e il comitato Piazza Carlo Giuliani presentano in luglio a Genova una nuova mostra dedicata ai diritti negati. Sono stati affrontati i temi della giustizia, della menzogna nell’informazione, dei pericoli per la Costituzione, di tortura, di guerra, di acqua.
border milano 09
Nasce da un'idea di Silvia Moro, realizzato grazie alla collaborazione di Anabi Bertolotti, Arci Bellezza, Architettura delle Convivenze e di tutte quelle realtà di Milano e non che vi hanno aderito. ( vedi sito: http://border.fotoup.net )
Manifesto di silvia moro
«Essi [i confini] muoiono e risorgono, si spostano, si cancellano e riappaiono inaspettati. Segnano l’esperienza, il linguaggio, lo spazio dell’abitare, il corpo con la sua salute e le sue malattie, la psiche con le sue scissioni e i suoi riassestamenti, la politica con la sua spesso assurda cartografia, l’io con la pluralità dei suoi frammenti e le loro faticose ricomposizioni, la società con le sue divisioni, l’economia con le sue invasioni e le sue ritirate, il pensiero con le sue mappe dell’ordine».
Claudio Magris
BORDER si propone come un progetto in divenire, una rete di persone, associazioni e luoghi, discipline e linguaggi che attraverso una serie di appuntamenti intende esplorare i significati del confine con l’obiettivo di ritrovare al suo epicentro la valorizzazione delle diversità, la socializzazione, la responsabilità sociale, lo scambio interculturale, le pratiche artigiane, altre pratiche del vivere e dell’abitare, la città come territorio di relazioni, e non ultimo, un punto di vista inedito che ribadisca che il confine non è una linea che separa bensì un territorio dove avvengono relazioni, scambi e contaminazioni in termini di arricchimento.
Claudio Magris
BORDER si propone come un progetto in divenire, una rete di persone, associazioni e luoghi, discipline e linguaggi che attraverso una serie di appuntamenti intende esplorare i significati del confine con l’obiettivo di ritrovare al suo epicentro la valorizzazione delle diversità, la socializzazione, la responsabilità sociale, lo scambio interculturale, le pratiche artigiane, altre pratiche del vivere e dell’abitare, la città come territorio di relazioni, e non ultimo, un punto di vista inedito che ribadisca che il confine non è una linea che separa bensì un territorio dove avvengono relazioni, scambi e contaminazioni in termini di arricchimento.
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